N.D.R. Anche se un po' in ritardo, grazie all'impegno di Germa che si è messo a ricostruire con pazienza tutte le fasi del viaggio, effettuiamo il resoconto di questa bella esperienza vissuta insieme
Eccoci nuovamente a ripercorrere, con rinnovata gioia, lo stesso percorso e le gesta memorabili dello scorso anno. Quest'anno il gruppo conta ben 9 membri, tra "novizi" e "veterani". Siamo forti dell'esperienza pregressa, pertanto conosciamo già i tracciati, sappiamo dove fermarci a riposare, per quanto tempo e sopratutto... cosa mettere negli zaini; fattore di non poco conto, visto che qualcuno, alla prima edizione si é presentato con 14kg sulle spalle.

Ore 6.00 del 31 luglio, la compagnia parte, suddivisa un po' sul pulmino dell'autonoleggio, un po' su un taxi e si arriva a Limone Piemonte e poi su verso Limone 1400, fino ad arrivare al rifugio Le Marmotte (1831m), intorno alle 8.30, ultima tappa asfaltata prima di imboccare lo sterrato che ci condurrà ad Arma di Taggia.  Qui ci aspetta una corposa colazione e una bella foto di gruppo L'aria pungente (8 gradi), ci coglie impreparati, così come il vento costante che ci costringe a un rapido "vestirello". Incolonnati avanziamo e già dopo poco avviamo il piacevole e festoso rituale dei pit stop, stavolta per ammirare i resti delle fortificazioni militari del Fort Central. La strada larga e priva di asperità rilevanti, sale gradatamente sino ad un impianto di risalita (Pian del Leone - Pancani) e al colletto Campanin (2147m). Foto di rito e precipitosa fuga per l' attacco di un nugulo di zanzare affamate. Ritornati in sella, procediamo sul bel fondo della ex strada militare.
La sterrata scorre veloce e, disegnando curve sinuose sui sottostanti precipizi, conduce spedita verso il colle della Boaria, passando dal Col della Perla, sino ad un pianoro. Il colle della Boaria (2102m) con il suo tornante è,come sempre, da cartolina! Colle della Boaria - Foto di repertorioCi sbizzarriamo con fotografie e riprese video da tutte le angolazioni. Elettrizzati dalla discesa prendiamo fiato e meno male! Il fondo é si scorrevole, ma le pietre,soprattutto nel pianoro,sono aguzze e taglienti; le spalle non rinforzate dei copertoni, sono le loro vittime ideali ed infatti, dobbiamo pagare dazio; Alessandro squarcia la gomma, ma niente paura, con una buona dose di nastro americano avvolto sulla ruota e fatto ben aderire sul taglio, si può ripartire.
La bella strada lascia il passo a un sentiero che si arrampica con discreta pendenza lungo la catena del Marguareis. La via diviene più accidentata, allietata comunque da una vegetazione sì rada ma in piena esplosione di colori. I fianchi della montagna sono tappezzati da un tripudio di fiori. Lo sguardo si perde tra la vastità delle catene montuose e l' antologia di fiori; é necessaria una nuova pausa!
L' occasione é gradita per salutare chi é restato,suo malgrado, a casa, per curare qualche ferita provocata da una caduta e per rifocillarci con una dieta a base, di frutta secca, focacce e integratori di dubbia composizione.
Dopo non molto scendiamo verso il rifugio Don Barbera (2079m); la strada però si interrompe bruscamente. Inorriditi restiamo a contemplare una grande frana che ha inghiottito il sentiero. La terra sotto la strada ha ceduto ed è precipitata nella scarpata sottostante. Il tratto interessato non é lungo; dopo un veloce sopralluogo decidiamo di scendere sul declivio alla nostra sinistra e di portarci al piede della frana. Formata una catena umana, a mo' di formiche operaie, uomini e mezzi risalgono sul sentiero. Si riparte! Il bel sentiero sbuca dopo non molto poco sopra il rifugio Don Barbera (2079m) Rigugio Don Barbera - Foto di repertoriosituato in prossimità del Colle Lago dei Signori. Il gruppo,sinora unito, si divide. Tre ciclisti vanno in direzione del rifugio, un po' per la fame, un po' per il freddo. La giornata è perfetta per un' escursione in bici, ma meno per bivaccare. Cielo velato e clima ventilato inducono Germa, Sergio e Bruno a cercare qualcosa da mangiare al riparo e magari il conforto di qualche alcolico.Il grosso della compagnia decide di portarsi un poco più avanti per consumare solo un frugale pasto ed evitare la salita dopo il rifugio. Terminato il veloce pranzo fatto di ottimo pane e formaggio montano, riprendiamo il cammino cercando invano di metterci in contatto con l'avaguardia tramite le ricetrasmittenti. La salita non è eccessiva, ma l'altitudine e il pranzo in pancia ci tolgono ossigeno. Approfittiamo della lenta andatura per ammirare i costoni rocciosi che si propendono sul percorso a mo di galleria e per vedere, ormai lontano e ridotto a un puntino il rifugio. La salita lascia il passo a una allegra discesina. Usciti da una curva intuiamo il percorso della via, si immerge dritta nel folto "Bosco delle Navette" sparendo tra gli alti alberi. All' ingresso del bosco ci ricongiungiamo col gruppo.Bosco delle NavetteMa la fatica non è ancora finita: il bosco delle navette viene percorso da una rapida carrareccia con buon fondo, contornata da larici monumentali; la vegetazione è tanto fitta in alcuni punti da non lasciare intravedere il cielo. Ci ritroviamo in una vallata aperta, molto suggestiva che lascia a bocca aperta tutti. Una mandria di mucche pascola liberamente nel prato e ci guarda con curiosità. Ci troviamo ai piedi del monte Saccarello (2094m) e ci accingiamo a scollinare dal passo Tanarello (2041m). La salita al passo mette a dura prova tutti i partecipanti; con fatica si sale; sotto il peso degli zaini, amplificato dalla dura pendenza, si sale. La vista della cima sulla quale si deve arrivare atterrisce gli animi. Il gruppo si sfalda. La strada ampia ma in forte pendenza, si arrampica con tornanti sulla nuda terra e noi stancamente la percorriamo. Una piccola avanguardiaprecede gli altrie una volta arrivati all'agognata vetta ci si riposa sognando il traguardo (o una fetta di Albertina?)Recuperate le ultime energie rimaste si riparte per una lunga discesa in territorio Francese, verso Monte Collardente (1777m). Quando sembra di essere arrivati ecco invece attenderci ancora il passaggio in un bel boschetto di alti pini marittimi e infine una salita, l'ultima della giornata ma estenuante che porta fino al Monte Grai (2013m). Da lì si scorge, il Rifugio Grai, ben visibile anche dal sentiero.L'ascesa non è particolarmente difficile, la strada è larga, poche sono le asperità; a renderla però opprimente è la sua lunghezza, una interminabile pista che si allunga oltremodo sino alla cima; quando sembra d'averla percorsa tutta, ecco spuntare un altro tratto. Finalmente però, mentalmente provati scoliniamo.
Dalla posizione raggiunta la vista è meravigliosa: si spazia tra boschi, cielo e mare in lontananza:e in basso ecco lanostra meta, siamo sopra al rifugio Allavena Una rapida/ripida discesa di circa 7km ci permette di raggiungere il rifugio in un buon orario. Sono circa le 18.30 e c'è tutto il tempo per rilassarci e prepararsi alla cena.
Anche quest'anno la cena è stata molto abbondante e il Sig. Roberto, gestore del rifugio Allavena, si è dimostrato ospitale e molto gentile nei nostri confronti, non facendo mancare nulla a tavola; i nostri appetiti hanno lasciato più di un avventore sorpreso, tra bis e tris di portate, di certo in dispensa non sarà rimasto un gran chè.
Dopo una buona dormita, il risveglio è stato molto piacevole: vedere il sole sorgere all'alba tra le montagne è sempre un'esperienza che contribuisce a dare un senso alla vitaIl secondo giorno della nostra avventura sarà descritto nella prossima puntata...

 


Commenti:
25/09/2014 The doctor
Grazie anche a te Luca per esserci stato e aver condiviso dei bei momenti con noi!
25/09/2014 Luca
Semplicemente emozionante! Complimenti a Germa e al Doctor per la padronanza linguistica. Non sono facile agli entusiasmi ma questo post mi ha colpito con forza. Attraverso le vostre parole ho rivisto i luoghi, ho riprovato le emozioni e ho sorriso ai volti degli amici con i quali ho condiviso questa magnifica avventura. Un caloroso abbraccio a tutto il team.

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