31 luglio. La mattina si leva densa di aspettative (e non solo).
Il viaggio è ancora lungo ma gli animi sono desti e allegri, c'è la carica giusta per affrontare gli ultimi 40 km circa che ci separano dal mare. Dopo il briefing mattutino tenuto davanti alla mappa della zona emergono tre opzion per la discesa al mare:
  1. Risalire dal rifugio Allavena sino al Gray per poi avventurarsi lungo l'Alta Via e di li giungere a XXmiglia
  2. Una volta discesi sino alla diga di Tenarda incrociare la strada provinciale che termina a Riva Ligure come facemmo lo scorso anno;
  3. Dalla diga di Tenarda, imboccato il sentiero bel bosco, scendere sino a Taggia per buona parte del percorso su sterrato
Si confabula, saranno le fatiche del giorno prima a decidere per noi. Si formano due linee distinte, un reparto procederà lungo l'asfaltata per attendere l'altro drappello che, più lentamente, discenderà per i boschi.
La prima parte del viaggio sarà comune per entrambi; si scende lungo ripido sentiero tra gli alberi Il percorso è migliorato rispetto all'anno precedente. Restano pietre e radici a movimentare una bella pista in terra che, con stretti tornanti fa precipitare la quota del percorso dagli oltre 1500 metri s.l.m. di Colla Melosa ai 1330m della Diga.
Il boschetto che conduce veloce fino alla diga è molto stimolante per i bikers e si approfitta dell'ambientazione per effettuare riprese video della dicesa, organizzando anche qualche scherzetto per immortalare qualche scena memorabile (vedi pozze di fango non segnalate in piena curva...). Ma si sà, la goliardia non manca mai in queste occasioni.
Terminato lo spassoso percorso, l'allegro incedere si conclude di fronte alla struttura incombente della diga. Finita la sosta, il sentiero risale un poco sino all'innesto con la strada provinciale. Usciti dagli alberi, il gruppo si divide una prima volta.
D'un tratto, tra l'erba alta che ne copre a tratti la vista, la pista precipita insidiosa sino ad una radura. Sosta obbligatoria, davanti a noi un giovane pastore con il suo gregge di pecore fa capolino sulla collina che si apre sulla vallata sottostante.
Con sorprendente rapidità, si passa dall'ambientazione bucolica alla strada asfaltata in appena 50 metri di discesa.
Ci ritroviamo al bivio di Colla Langan, incrocio tra le strade che provengono dalla bassura in direzione colla Melosa. Qui il gruppo si ricompatta ma solo per sautarsi definitivamente; da qui in poi le strade si dividerrano senza più reincontrarsi.
La parte del gruppo che si stacca, effettua una scelta ponderata e dettata soprattutto dalla stanchezza accumulata il giorno precedente. Questo, dal mio punto di vista, ha aggiunto un'ulteriore stima verso i miei compagni: saper riconoscere i propri limiti è indice di grande saggezza. Aver forzato, cercando di rincorrere gli altri, sarebbe stata una scelta azzardata sicuramente non prudente.

LA VIA DEI BOSCHI:
Quello che segue è il resoconto della via tra i boschi, tosta, tecnica e lunga, ma ampiamente soddisfacente.
Il primo tratto scorre agile e tranquillo su bel sentiero soffice in mezzo ad abeti e querce.
Il sentiero ora si fa impegnativo. Si sale tra gli alti alberi con pendenza via via crescente, tanto crescente da impedire di percorrerla in sella. Non resta che scendere e spingere e anche così si fa parecchia fatica. Un rombo desta le menti affaticate. Dall'alto compare un mucchio selvaggio e imbizzarrito di motociclisti; dobbiamo farci d parte stringendoci ai bordi del sentiero. Veloci come sono comparsi, i motociclisti si inabissano tra gli alberi e scompaiono alla vista.Riguadagnata la vetta, ora il sentiero riprende dolcemente sfociando in un'ampia radura che si spalanca davanti ai nosri occhi mostrando al suo capo opposto, la chiesetta di San Giovanni dei Prati.
Superato il pianoro antistante la chiesetta abbiamo proseguito in direzione Monte Ceppo (1627m). Qui la strada ritorna asfaltata e arrampicandoci per gli infiniti tornanti arriviamo in cima. Il bello è che, allo stremo delle forze e a pochi metri dallo scollinamento, si improvvisa uno sprint finale: siamo davvero incorreggibili.
Ripreso fiato cominciamo una lunghissima discesa asfaltata che mette a dura prova l'impianto frenante delle nostre amate biciclette. Arrivati dopo diversi chilometri ad un bivio sterrato, svoltiamo in una pista sterrata molto veloce verso la Cima Mairize / Fascia D'Ubaga, passando in prossimità di Cima Furchè, Monte Merlo e Monte Nevela.
Il sentiero è divertente, tra sponde di terra, dossetti e una bella pendenza, prende la mano, forse troppo; d'un tratto il fondo peggiora, compaiono le prime pietre e con loro buche pronunciate; è un attimo, la ruota anteriore di una delle biciclette si impunta proprio in una di queste trappole e il suo conduttore viene disarcionato cadendo rovinosamente a terra. I danni per fortuna sono contenuti ma comunque impediscono di terminare il giro con la spensieratezza inziale, una forte contusione alla spalla provoca dolore notevole e non è possibile tornare indietro; si può solamente continuare la discesa nel bosco.
L'andatura ne risente;l'incidente obbliga l'infortunato a un'andatura lenta e cauta, spesso a piedi malgrado le condizioni della strada permettano anche restare in sella.
Dal punto in cui siamo mancano ancora una quindicina di km all'arrivo; inoltre le condizioni del fondo iniziano a peggiorare in maniera esponenziale, si nota immediatamente come la tipica vegetazione montana stia lasciando il passo alla folta boscaglia mediterranea e ad un terreno aspro e nervoso, pesantemente dilavato dalle acque meteoriche. Il fitto della vegetazione diventa opprimente arrivando a invadere il sentiero, ostacolato peraltro da grandi radici e funestato da picoole frane. In alcuni punti ci affidiamo solamente al GPS per individuare la sua posizione. La discesa continua a piedi e anche così resta difficile, per qualche km; Luca la ribattezza subito la "strada dei maya", ed in effetti, grandi rocce affiorano tra le rocce che ostruiscono la via, costringendo la compagnia a tortuosi rigiri tra tronchi abbattuti e rivoli d'acqua che rendono sdrucciolvole il terreno. Insomma sono stati momenti un po' difficili e sofferti, anche a causa del percorso sconosciuto che ci attendeva ancora per terminare.
Ma come in tutte le belle favole accade il miracolo. "Mi pare che... forse... anzi... si, si sono sono sicuro... ci siamo!!!" Non indovinerete mai di che cosa ci stavamo con entusiasmo raffigurando ! Stavamo incredibilmente evocando quel nastro scuro che ricopre le nostre strade: l'asfalto! Mai fu più gradito uscire da quella selva oscura e rimettere le ruote su una superfice solida!
Ripresa la strada, la discesa verso Taggia è stata una passeggiata, anche se a causa dell'improbabile pendenza abbiamo nuovamente messo a dura prova i freni e la tenuta delle coperture.
Una nota positiva è stato il paesaggio che si è presentato ai nostri occhi. Distese di ulivi carichi di profumate olive, alberi da frutto a perdita d'occhio e la valle Argentina che si apre ai nostri piedi. Uno spettacolo molto suggestivo.
Raggiunto il centro di Taggia, percorrendo gli antichi viottili del paese, abbiamo proseguito spediti verso Riva Ligure.
Ad attenderci a Riva ci sono i nostri compagni che ci hanno riservato un posto in un bel ristorante presso uno stabilimento balneare. Dopo un meritato tuffo tra le basse acque, Il pranzo è servito...e come sempre è pantagruelico. Piatti a base di pesce e birra a volontà. In fondo è stata una buona ricompensa per due giorni di impegno fisico.
Durante il viaggio di ritorno verso casa eravamo tutti molto rilassati, un po' per la stanchezza, ma forse molto probabilmente anche perchè stavamo ripensando all'esperienza appena vissuta e cercavamo di farla durare ancora un po' nella nostra mente. Per quanto mi riguarda sono sicuro di una cosa: queste esperienze non si dimenticheranno facilmente!



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